L’azienda Agricola Cornelia viene fondata nel 1973; è un’azienda agricola che ha sede e opera entro il terreno acquistato nello stesso anno da Baruchello in via di Santa Cornelia, alla periferia di Roma. Lentamente l’azienda si espande occupando e coltivando anche il terreno circostante, sottraendolo alla speculazione edilizia, con un atteggiamento tra l’happening artistico e l’intento politico. Dopo l’acquisto dei terreni occupati l’operazione assume il valore di una riflessione sul rapporto tra prodotto agricolo, prodotto artistico e valore rispettivo, operazione anch’essa di sapore duchampiano ma affrontata calandosi nella materialità del lavoro e nel mondo delle leggi economiche. L’impresa, di nome e di fatto, conduce anche ad una serie di quadri e a due libri: Agricola Cornelia S.p.a. 1973-1981, catalogo di una mostra alla Galleria Milano (Milano) dove Baruchello espone, oltre ai quadri citati, materiali legati all’esperienza di Agricola Cornelia,[5] e How to imagine, una lunga intervista (condotta da Henry Martin), della quale restano nel libro soltanto le risposte.

L’azienda Agricola Cornelia viene fondata nel 1973; è un’azienda agricola che ha sede e opera entro il terreno acquistato nello stesso anno da Baruchello in via di Santa Cornelia, alla periferia di Roma. Lentamente l’azienda si espande occupando e coltivando anche il terreno circostante, sottraendolo alla speculazione edilizia, con un atteggiamento tra l’happening artistico e l’intento politico. Dopo l’acquisto dei terreni occupati l’operazione assume il valore di una riflessione sul rapporto tra prodotto agricolo, prodotto artistico e valore rispettivo, operazione anch’essa di sapore duchampiano ma affrontata calandosi nella materialità del lavoro e nel mondo delle leggi economiche. L’impresa, di nome e di fatto, conduce anche ad una serie di quadri e a due libri: Agricola Cornelia S.p.a. 1973-1981, catalogo di una mostra alla Galleria Milano (Milano) dove Baruchello espone, oltre ai quadri citati, materiali legati all’esperienza di Agricola Cornelia,[5] e How to imagine, una lunga intervista (condotta da Henry Martin), della quale restano nel libro soltanto le risposte.