NATURA/UTOPIA
L’arte tra ecologia, riuso e futuro. Palazzo Baldeschi, Perugia. a cura di Marco Tonelli.
23.04 – 03.11.2024

Gianfranco Baruchello, Greenhouse, 1977, Agricola Cornelia S.p. A. Questio de aqua et terra 

Gianfranco Baruchello, Greenhouse, 1977, Agricola Cornelia S.p. A. Questio de aqua et terra 

Alla mostra NATURA/UTOPIA: l’arte tra ecologia, riuso e futuro a cura di Marco Tonelli, inaugurata il 03.04.2024, sono state presentate quattro opere di Gianfranco Baruchello, due elementi delle Questio de aqua et terra e due Greenhouse. 

Lo stato dei terreni negli anni di Agricola  Cornelia S.p.A. e la relazione tra gli elementi acqua e terra, sono messi in relazione a due “serre”, opere che Baruchello realizza sempre durante gli anni dell’esperienza di Cornelia, immaginando delle serre, o greenhouse, per la coltivazione di sentimenti. Sono delle sculture realizzate in cartone, altro materiale fragile prescelto dall’artista in quegli anni. 

In mostra sono esposte le opere di tredici artisti provenienti da tutto il mondo, con lo scopo di  raccontare le quanto mai attuali tematiche del rapporto dell’uomo con la natura e il suo futuro. L’esibizione trae ispirazione dal racconto Utopia scritto dall’umanista inglese Thomas More nel XVI secolo, dove il protagonista è un mondo possibile, connesso al reale ma anche indipendente, così come l’arte contemporanea è una sorta di isola felice. 

Il ruolo dell’arte, infatti, non è, secondo le parole del curatore, quello di risolvere i problemi, ma di rappresentarli a proprio modo, re-immaginandoli in un ambito specifico, dove tutto è possibile, secondo le regole del linguaggio delle forme, del pensiero estetico e della creatività artistica.

Artistes et paysans. Battre la campagne. Les Abattoirs, Muséum – Frac Occitanie, Toulouse.
01.03.2024 – 25.08.2024

Installation view

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Dal 1 marzo al 25 agosto 2024 Les Abattoirs, Muséum – Frac Occitanie, Toulouse ospita la mostra Artistes et paysans. Battre la campagne, a cura di Julie Crenn, Lauriane Gricourt e Annabelle Ténèze.

La mostra vuole contestualizzare e mettere in evidenza i punti d’incontro tra arte e agricoltura nel XX secolo, in un contesto di ridefinizione del rapporto tra l’umano e il suo habitat. Attraverso un percorso tematico, l’esposizione affronta le questioni della rappresentazione del contadino, dei semi, della produzione del paesaggio o ancora dei gesti e delle competenze, e mette in evidenza gli artisti, storici ed emergenti, che pongono al centro della loro pratica la figura e il lavoro dei contadini.

Sono presenti in mostra diversi elementi d’archivio, fotografie e materiali organici del progetto Agricola Cornelia di Gianfranco Baruchello, che a partire dagli anni ’70 ha considerato la semina, la coltivazione e la zootecnia, come azioni artistiche e politiche, aprendo un terreno di creazione per una riconnessione delle pratiche artistiche e agricole.

Gianfranco Baruchello. Primo Alfabeto. Galleria Massimo De Carlo, Milano. 11.01.2024 – 17.02.2024

Gianfranco Baruchello, Preparazione al Binit, 1962.

Installation view.

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La Fondazione Baruchello è lieta di annunciare che l’11 gennaio si è inaugurata la mostra Primo Alfabeto di Gianfranco Baruchello, a cura di Carla Subrizi e Maria Alicata, nello spazio milanese della galleria Massimo De Carlo.

Il progetto espositivo si concentra su un nucleo di opere realizzate tra il 1959 e il 1963. Si tratta di una selezione incentrata sull’idea di alfabeto e comprende pittura, oggetti e disegni, dai quali emergono gli aspetti formali e concettuali di una ricerca già peculiare. Baruchello in questi anni, cerca l’impianto inedito di un alfabeto personale, che definisce «provvisorio».

Una serie di entità-base si configura in un alfabeto che parte da situazioni affettive, dove per affetto si intende il rovesciamento che dal razionale, dall’astrazione del linguaggio arriva al sentire del corpo. Sulla tela (o sulle carte intelate) si stratificano, si compongono o si smontano i segni di questo alfabeto. La sintesi presente in Primo alfabeto (opera presente in mostra) si scompagina in immagini singole, più o meno grandi, in opere di diverso formato. L’alfabeto si aggrega e si disgrega, provando varie formule di combinazione e giustapposizione.

Favoloso Calvino. Il mondo come opera d’arte. Carpaccio, de Chirico, Gnoli, Melotti e gli altri. A cura di Mario Barenghi. Scuderie del Quirinale, Roma. 13.10.2023 – 04.02.2023

Gianfranco Baruchello, Grande effetto Palomar, 1963.

Gianfranco Baruchello, Grande effetto Palomar, 1963.

Le scuderie del Quirinale ospitano dal 13 ottobre 2023 al 4 febbraio 2024 la mostra Favoloso Calvino. Il mondo come opera d’arte. Carpaccio, de Chirico, Gnoli, Melotti e gli altri, a cura di Mario Barenghi, per celebrare il centenario della nascita del celebre scrittore Italo Calvino.

La mostra mette in evidenza la varietà e ricchezza delle rappresentazioni di Calvino riguardo alla relazione dell’essere umano con la realtà. A cento anni dalla sua nascita continua a emergere come uno dei più apprezzati classici contemporanei, in grado di fornire alle nuove generazioni di lettori ispirazione e strumenti per comprendere il loro tempo. La mostra presenta ai visitatori un viaggio nell’immaginazione di Calvino, mettendo in luce il modo in cui ha interagito con le arti visive, apportando e ricevendo diversi spunti critici.

È presente in mostra la tela Grande effetto Palomar (1963), opera in cui Gianfranco Baruchello sperimenta la pittura come mezzo per muoversi su di una superficie pittorica che diventa un campo aperto a suggestioni ed idee. La tela è qui trattata come uno spazio essenzialmente mentale che si rivolge verso direzioni inedite del pensiero, trovando un parallelismo con l’attività di osservazione che svolge l’osservatorio sul monte Palomar. È inoltre esposta una lettera di Italo Calvino del 1969 indirizzata a Gianfranco Baruchello, che attesta il rapporto di conoscenza e di stima tra i due. Infine la Fondazione Baruchello ha anche prestato il catalogo e il poster della mostra Gianfranco Baruchello, svoltasi a New York nel 1966 presso la galleria Cordier & Ekstrom, per la quale Calvino ha scritto un testo dal titolo The Universal Point.

Illustrazioni per libri inesistenti. Artisti con Manganelli. A cura di Andrea Cortellessa. Museo di Roma in Trastevere, Roma. 21.09.2023 – 07.01.2024

Baruchello. Epimenide e il Computer, Galleria La Margherita, Roma, 19 gennaio - 4 marzo 1985.

Baruchello. Epimenide e il Computer, Galleria La Margherita, Roma, 19 gennaio - 4 marzo 1985.

La mostra Illustrazioni per libri inesistenti. Artisti con Manganelli intende celebrare il centenario della nascita del grande intellettuale, scrittore e saggista italiano Giorgio Manganelli (15 novembre 1922 – 28 maggio 1990). La mostra, curata da Andrea Cortellessa, vede esposte opere di artisti sui quali lui abbia scritto oppure che in vario modo sono stati legati da amicizia o da un vero e proprio rapporto di collaborazione con lo scrittore.

A Roma Giorgio Manganelli ha intrattenuto importanti relazioni col mondo dell’arte fra gli anni Sessanta e Settanta, intrecciando sodalizi altrettanto intensi, se non più̀, di quelli avuti coi letterati della stessa generazione. Nel corso degli anni Ottanta, anche grazie alla conoscenza di Lea Vergine, si è sviluppato prevalentemente a Milano un secondo momento della passione artistica di Manganelli. Tra gli artisti italiani che partecipano alla mostra sono dunque Gianfranco Baruchello, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Carol Rama, Toti Scialoja, Gastone Novelli, Achille Perilli, Franco Nonnis, Giovanna Sandri, Giosetta Fioroni e Luigi Serafini.

La relazione di amicizia tra Gianfranco Baruchello e Giorgio Manganelli ha interessato tutto il corso degli anni Sessanta. Manganelli era solito visitare Baruchello nel suo studio romano e frequentare le mostre che l’artista inaugurava a Roma e a Milano, come ad esempio la mostra personale Uso e Manutenzione del 1965 presso la Galleria Schwarz di Milano, per la quale scrive anche un testo per il catalogo.

Alla mostra Illustrazioni per libri inesistenti. Artisti con Manganelli Baruchello espone due opere di quel periodo, una tela dal titolo Tramonto morale (1964) esposta alla mostra personale di Milano e un oggetto apribile, esemplificativo della sperimentazione dell’artista di quel momento, dal titolo Pourquoi un chien ne peut il simuler la douleur? (1965).

Fuori tutto. A cura di Bartolomeo Pietromarchi. Sezione architettura a cura di Pippo Ciorra, Laura Felci, Elena Tinacci. Sezione fotografia a cura di Simona Antonacci. MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma. 28.06.2023 – 25.02.2024

Gianfranco Baruchello, Piccolo Sistema, 2012-2013, photo credit Giorgio Benni, courtesy Fondazione Maxxi.

Gianfranco Baruchello, Piccolo Sistema, 2012-2013, photo credit Giorgio Benni, courtesy Fondazione Maxxi.

Gianfranco Baruchello, Quaderno 73, 2016, photo credit Ezio Gosti.

Gianfranco Baruchello, Quaderno 73, 2016, photo credit Ezio Gosti.

La mostra Fuori tutto, curata da Bartolomeo Pietromarchi, è concepita come un “deposito aperto”, dove vengono esposte le opere della collezione permanente del Maxxi conservate nei depositi: il nuovo allestimento mette così in mostra le acquisizioni più recenti del Museo, artisti delle generazioni storiche fino a quelle più giovani, raccontando la scena artistica nazionale e internazionale, attraverso opere di pittura, scultura, architettura, fotografia, video, installazione, performance e sperimentazione sonora.

Tra gli artisti invitati, Gianfranco Baruchello è presente con le opere Piccolo Sistema (2012-13), donato al Maxxi nel 2017, e le due opere Quaderno 73 (2016).

Piccolo Sistema è stato realizzato da Baruchello per il Padiglione Italia alla 55° Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia (2013). Concepito come un oggetto di grandi dimensioni, Piccolo Sistema è un’opera-spazio, ambientale e performativa, pensata come un laboratorio per immaginare, dove tutti gli elementi presenti sono pronti per essere attivati dalla fantasia del fruitore.

I due Quaderno 73, posti in relazione con Piccolo Sistema, sono due opere (china su alluminio) pensate come un archivio di immagini degli anni Settanta dove “piccoli sistemi” di forme, figure, segni dialogano tra loro.